La riforma dell’ordinamento dei dottori commercialisti e degli esperti contabili offre uno spunto che, come RE-COND – Rete Amministratori Condominiali e Immobiliari, riteniamo meriti di essere portato con forza all’attenzione del Parlamento e del Governo: molti dei principi utilizzati per modernizzare le professioni ordinistiche potrebbero costituire un modello di riferimento anche per una riforma organica dell’attività di amministratore di condominio.
Naturalmente, il disegno di legge sui commercialisti non si applica automaticamente agli amministratori di condominio: riguarda uno specifico ordinamento professionale. Ma il metodo seguito dal legislatore può aprire una riflessione più ampia.
Il testo della riforma dei commercialisti interviene infatti su aspetti quali formazione e specializzazioni, incompatibilità, disciplina professionale, assicurazione, esercizio associato della professione, chiarezza degli incarichi e dei compensi. Il provvedimento prevede inoltre una ricognizione delle attività riservate e di quelle tipiche della professione, salvaguardando le competenze attribuite dalla legge ad altre professioni. (Documenti Camera)
Una professione che gestisce patrimoni, sicurezza e miliardi di euro
È proprio questo il punto sul quale RE-COND invita le istituzioni a riflettere.
L’amministratore di condominio del 2026 non è più soltanto colui che convoca l’assemblea, paga le fatture e ripartisce le spese. È chiamato quotidianamente ad affrontare questioni di sicurezza degli edifici, efficientamento energetico, appalti, privacy, gestione fiscale, recupero dei crediti, assicurazioni, impianti, transizione digitale e contenzioso.
Eppure il quadro professionale continua a essere frammentato tra le disposizioni del codice civile, in particolare l’art. 71-bis disp. att. c.c., il D.M. 140/2014 sulla formazione e il sistema delle associazioni professionali.
Lo stesso MIMIT chiarisce espressamente che gli amministratori condominiali rientrano tra le attività per le quali la legge stabilisce requisiti obbligatori, ma non è prevista un’autorità pubblica che ne controlli il rispetto; proprio per questo possono trovare applicazione gli strumenti della legge n. 4/2013. (MIMIT)
Ed è qui che emerge, secondo RE-COND, una delle questioni centrali.
Se si modernizzano le professioni, bisogna guardare anche al condominio
RE-COND ritiene opportuno aprire un confronto istituzionale su una riforma organica della professione dell’amministratore di condominio, senza limitarsi a interventi episodici sul codice civile.
Non si tratta necessariamente di replicare il modello degli Ordini professionali. Si tratta, piuttosto, di verificare quali strumenti possano assicurare maggiore qualificazione professionale e, soprattutto, maggiore tutela per i cittadini.
Il modello potrebbe fondarsi su alcuni elementi: registro nazionale degli amministratori, verifica effettiva dei requisiti professionali, formazione iniziale e aggiornamento periodico realmente controllati, assicurazione professionale, trasparenza dell’incarico e dei compensi, regole deontologiche, specializzazioni e un sistema efficace di vigilanza.
È esattamente in questa prospettiva che acquista valore il dibattito sul RUNAC – Registro Unico Nazionale degli Amministratori di Condominio.
Il problema non è creare un’altra corporazione
RE-COND non pone la questione come una battaglia per ottenere semplicemente un nuovo Ordine professionale.
Il problema è diverso: chi controlla che chi amministra un condominio possieda realmente e continui a possedere i requisiti richiesti dalla legge?
Oggi il MIMIT riconosce espressamente l’assenza di un’autorità pubblica incaricata di verificare tali requisiti per gli amministratori condominiali. (MIMIT)
È questa anomalia che dovrebbe essere affrontata.
Se per altre professioni il legislatore ritiene necessario intervenire su specializzazione, formazione, assicurazione, disciplina, incompatibilità e trasparenza, è ragionevole che il Parlamento valuti anche se l’attuale disciplina dell’amministratore sia ancora adeguata alla complessità economica, tecnica e giuridica assunta dalla gestione condominiale.
RE-COND: apriamo il confronto in Parlamento
La riforma dei commercialisti può quindi rappresentare un’occasione politica e legislativa per riaprire il tema della qualificazione degli amministratori di condominio, pur trattandosi di professioni sottoposte oggi a regimi giuridici differenti.
Come RE-COND chiediamo che le associazioni rappresentative degli amministratori vengano coinvolte in questo confronto.
La direzione che proponiamo è chiara: non più soltanto requisiti dichiarati, ma requisiti verificabili; non soltanto formazione obbligatoria, ma formazione controllata; non soltanto responsabilità dell’amministratore, ma anche strumenti che consentano al cittadino di conoscere chi sta affidando la gestione del proprio patrimonio.
Il condominio è ormai una realtà economica e sociale troppo importante perché la professionalizzazione di chi lo amministra continui a essere considerata una questione secondaria.
Se il legislatore sta ripensando gli ordinamenti professionali, questo è il momento di discutere seriamente anche del futuro degli amministratori di condominio.
RE-COND – Rete Amministratori Condominiali e Immobiliari
Per una professione qualificata, trasparente e riconoscibile. Per una maggiore tutela dei condomini e del patrimonio immobiliare italiano.
